Sino ad ora le tecnologie di brain training sono state considerate per lo più tipologie di giochi, per così dire, tecnologici e intelligenti. Ma da tempo pare sempre più vicina l'ipotesi dell'inserimento dei giochi di brain training anche nella didattica, almeno in Europa.
Le ultime notizie in proposito arrivano dalla Scozia, dove il capo del Dipartimento Nazionale dell'Educazione Michael Russell ha pubblicamente condiviso le teorie di alcuni ricercatori secondo cui i giochi elettronici possono avere un ruolo importante nello sviluppo della memoria e di molti aspetti dell'apprendimento e della crescita cognitiva dei più giovani.
David Miller, della Dundee University, appoggia le osservazioni del Segretario Russell, sottolineando come i risultati delle ricerche degli ultimi anni abbiano dato delle risposte e delle prove tangibili di questi benefici.
Secondo Russell, ciò che è più rilevante, è la possibilità che le tecnologie Brain Training inserite nei percorsi didattici possano motivare gli studenti a studiare ed imparare in un modo più consono e vicino ad un futuro in cui tutto o quasi tutto sarà informatizzato, tecnologico. Ad esempio, se le precedenti (e neanche troppo anziane) generazioni erano abituate ad apprendere nozioni di vario tipo soprattutto dalla lettura su carta, con i suoi tempi più dilatati, le prossime generazioni dovranno essere in grado di memorizzare messaggi molto più sintetici e in maniera molto più veloce, come si confà al linguaggio della tecnologia.
Miller, dal canto suo, conferma che, a seguito di ricerche condotte negli ultimi anni, è emerso come i giochi tecnologici oggi abbiano un enorme potenziale educativo sui giovani.
Il fatto che gli insegnanti prendano atto di questo potenziale è secondo Miller necessario, perchè così potranno guidare meglio i più giovani nel complesso mondo dei giochi elettronici, pericoloso solo se sconosciuto agli adulti. |
|
|
|