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In questi giorni è uscito nelle librerie l'ultima opera di Margherita Hack dal titolo "Libera scienza in libero Stato".
Margherita Hack è una delle astrofisiche e divulgatrici scientifiche più famose in Italia. Nata il 12 giugno del 1922 è stata professore ordinario di astronomia dal 1964 al 1997 all'Università di Trieste, divenendo poi professore emerito dal 1998. Ha diretto l'Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo da semplice osservatorio provinciale a uno di rinomanza internazionale. E’ membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei e di diversi gruppi di lavoro presso le agenzie internazionali della NASA e dell’ESA (l’agenzia spaziale europea). Dal 1989 è garante scientifico del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo della Affermazioni sul Paranormale) e dal 2002 è presidente onorario dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. L’astrofisica dedica questo testo all’analisi della ricerca scientifica in Italia, da un lato bloccata dalla Chiesa (questione storica presente sin dai tempi di Galileo), dall’altro per niente sostenuta dallo Stato, sia nelle politiche del centrodestra che in quelle del centrosinistra. Spesso capita che un giovane talento formato in Italia sia costretto ad emigrare per cercar fortuna fuori dai nostri confini… e così “gli mettiamo in mano una valigia e lo mandiamo a far del bene all'estero”. La ricerca in Italia non va, e principalmente per due motivi. Da un lato vi è una subdola paura della scienza e in parte questa paura è dovuta alla Chiesa cattolica. Sin dai tempi di Galileo fino alle ultime scoperte in campo di staminali e di impianti embrionali la Chiesa ha detto la sua in uno Stato che ribadisce la propria laicità anche nella costituzione. Inoltre neppure lo Stato aiuta la ricerca. Per ridurre un debito pubblico enorme si fanno continui tagli. E tali tagli avvengono principalmente nelle università, luoghi dove si compie la vera ricerca, quella non fine principalmente alla produzione e al lucro ma da cui provengono scoperte sensazionali. E così in Italia chi vuol far ricerca è ostacolato in tutti i modi: concorsi lenti e farraginosi, carriere incerte e poco redditizie, essere soggetti a inutili baronie… Margherita Hack, grazie a questo libro, fa una analisi sulle condizioni di una ricerca completamente abbandonata a se stessa. Si analizzano le riforme nel settore dell’università e della ricerca negli ultimi quattro governi, si denunciano gli sprechi e le innumerevoli incongruenze, si mettono in luce quei (a dir la verità) pochi casi di esempi positivi incontrati nel corso della carriera della grande astrofisica ed infine si studiano possibili soluzioni per far uscire il paese dalla crisi per puntare ad un futuro roseo e pieno di successi. Un libro da leggere attentamente, un libro che insegna tanto ma che lascia anche tanta amarezza in bocca. |
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