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Dopo quasi due anni tra rinvii, problemi tecnici e finanziamenti a singhiozzo, l’A400M, l'aereo da trasporto militare di Airbus, è realtà.
E così, con un volo decollato da Siviglia di circa tre ore, il colosso Europeo che ha rivoluzionato il mercato dell’aviazione civile si butta nel mercato militare. E’ un mercato diverso, talvolta più redditizio, regolamentato ma più flessibile. Airbus consegnerà dal 2013 oltre 184 velivoli ai 9 paesi che lo hanno acquistato (l’Italia non è tra questi data la presenza di Alenia nel mercato dei velivoli militari). Tra questi spiccano Germania e Francia rispettivamente con 60 e 50 velivoli ciascuno. Per Fabrice Breguier, direttore generale di Airbus, l’A400M è un progetto fondamentale dato che impiega, da solo, circa 40 mila persone. L’A400M nasce dal bisogno di avere un velivolo in grado di svolgere diverse missioni quali trasporto aereo passeggeri, trasporto aereo cargo, rifornimento in volo, evacuazione aeromedica, aviolancio sia di paracadutisti che di materiali, sgancio carichi a bassissima quota. Purtroppo però l’incapacità di trasportare materiali di grandissimo peso e dimensioni unitarie quali carri armati o elicotteri (gli "outsize"), fa si che sia un velivolo leggermente inferiore rispetto agli attuali McDonnell Douglas C-17, Globemaster III ed all'Ilyushin Il-76. E il futuro di questo velivolo è già a rischio. A minacciare il progetto da 20 miliardi di euro è la pesante eredità di ritardi e conseguenti rincari. Secondo i vertici di Airbus l’azienda è già pronta a lasciare il progetto. Anche il Financial Times Deutschland racconta di un Thomas Enders (presidente di Airbus) pessimista e pronto a pronosticare il fallimento dell’operazione durante la cena natalizia con i collaboratori più stretti. Come si può pensare che EADS (una sorta di Finmeccanica Europea) possa mollare da un giorno all’altro un progetto da 184 aerei già venduti nonostante un aumento dei costi? Se l'A400M non dovesse andare in porto Airbus dovrebbe restituire i 5,7 miliardi di euro già incassati. Inoltre, secondo il contratto iniziale, Airbus si dovrebbe accollare eventuali spese aggiuntive (e non i clienti o i contribuenti come vorrebbe Airbus). Per il ministro francese Morin i costi aggiuntivi toccano, da contratto, ad Airbus: “Abbiamo già cancellato le penalità dei ritardi. La Francia può pagare una parte, ma non tutto. E il contratto è chiaro, i costi imprevisti spettano al costruttore, non ai contribuenti europei”. E anche Germania e Inghilterra si oppongono ad un aumento dei costi che gravano sulle tasche dei contribuenti. A fine mese ci saranno nuovi negoziati… cosa succederà? Chiudere tutto e salvaguardare i bilanci dissestati di alcuni paesi europei o mantenere know-how e 40.000 posti di lavoro nonostante un aumento dei costi del programma? |
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