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Terremoto del Cile: avremo giorni più corti PDF Stampa E-mail

di Gaetanocosimo Massari

Ogni terremoto genera delle modifiche sostanziali e perenni sulla nostra Terra (seppur minime). Ad esempio i movimenti tellurici hanno portato nel corso di milioni di anni alla formazione dei continenti come li conosciamo oggi, alla nascita di catene montuose quali le Alpi o l’Himalaya (lo stesso K2 ed Everest continuano a crescere man mano che le faglie impattano), alla creazione di nuovi mari ed oceani.

 

Ed anche il terremoto in Cile, con lo spostamento di una massa lunga circa 500 chilometri, larga 200 e dallo spessore di 10 chilometri, ha variato l'equilibrio del pianeta e imposto un piccolo cambiamento. Secondo Antonio Piersanti, direttore di sismologia e tettonofisica dell'Ingv, la terribile scossa tellurica avvertita in Cile ha modificato l'asse di rotazione della Terra ed ha accorciato i giorni.
Analizzando i dati della NASA Piersanti conferma che l’ultimo terremoto ha spostato l’asse di rotazione della Terra di circa 12 centimetri ed ha agito sul periodo di rotazione del pianeta intorno al proprio asse “diminuendolo di una quantità pari a 1 - 2 microsecondi”.
Sono valori molto molto piccoli non visibili e percepibili nella vita di tutti i giorni ma “in cui è importante soffermarsi perché lo studio di questi fenomeni ci permette di capire meglio la dinamica profonda del pianeta Terra e quindi di studiare la sua futura evoluzione”, afferma lo scienziato.
Le giornate saranno quindi più corte, seppur di poche frazioni di secondo (1,26 milionesimi di secondo).
Stessi risultati provengono dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Giuseppe Bianco, direttore del Centro di Geodesia Spaziale a Matera ha affermato che “ci si aspetta di misurare effettivamente un movimento di qualche centimetro nell'inclinazione dell'asse terrestre, ma gli effetti sono comunque molto piccoli, con variazioni della durata del giorno di milionesimi di secondo”.
E intanto si pensa già ai prossimi terremoti. Secondo il fisico boliviano Edson Burgoa, ricercatore dell’osservatorio di San Calixto, un prossimo gigantesco terremoto si potrà verificare tra le città di Arica ed Iquique (Cile) poiché l’ultimo terremoto ha lasciato dietro di se un “vuoto sismico” tra le due città distanti 500 Km.
Tra le due città ”è stato accertato un gap che genera una accumulazione di energia che prima o poi dovrà liberarsi”. Secondo gli specialisti tra le due città avviene un sisma ogni 150 anni, e siamo vicini al “final countdown”.
Si spera solo che Dio ce la mandi buona e che edifici e strutture siano progettate in maniera idonea per evitare un'altra Haiti. Prevedere un terremoto non è possibile, prevenirlo SI.

 

   

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